Gaeta: storia, arte, devozione e sapori squisiti

Di , scritto il 13 Dicembre 2010

Per le feste di fine anno si prevede che otto milioni di italiani faranno un viaggio all’estero. Per quelli che invece rimangono in Italia, noi consigliamo di approfittare delle vacanze per visitare città d’arte o luoghi forse meno famosi ma ugualmente suggestivi. Tra questi ultimi rientra sicuramente Gaeta, situata sulla costa sud del Lazio in provincia di Latina, a metà strada tra Roma e Napoli.

Secondo Virgilio il nome della città deriva da Cajeta, ovvero la nutrice di Enea. Per Strabone invece si riferisce all’ampia insenatura del suo golfo. Poco importa, di certo Gaeta vanta origini antichissime e una storia lunga e variegata. Qui resti romani, medievali, ma anche roccaforti borboniche e influenze moresche convivono armoniosamente, ricordando i momenti di splendore della città. Per millenni Gaeta fu un porto militare importantissimo, con una fortezza sottoposta ad assedi e successive occupazioni.

D’estate la cittadina è un apprezzato centro balneare, anche per il turismo mordi-e-fuggi proveniente dalla capitale e da Napoli. La spiaggia più nota è quella di Fontania (ma ce ne sono in altre sei: quella di Serapo, la Quaranta Remi, quella dell’Ariana, dell’Arenauta, di San Vito e di Sant’Agostino).

Gaeta è molto ricca di chiese e mèta di intenso turismo religioso. Il flusso dei pellegrini è diretto verso la cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano, dallo splendido campanile in stile arabo-moresco, verso il Santuario della Santissima Annunziata, dal cui abside si raggiunge la preziosissima Cappella detta “Grotta d’Oro” e soprattutto verso il  santuario della Santissima Trinità, meglio conosciuta come il Santuario della Montagna Spaccata. Qui si trovano infatti tre voragini nella falesia che creano uno spettacolo naturalistico unico e denso di mistero. Lungo la scalinata che conduce nelle viscere della montagna è possibile vedere sulla parete destra la cosiddetta “Mano del Turco“, l’orma delle cinque dita di una mano. Secondo la leggenda si tratta della mano di un turco miscredente che appoggiandosi vide la roccia farsi friabile.

Vegliati dal possente castello angioino-aragonese, un tempo carcere militare, vale assolutamente la pena di addentrarsi per una passeggiata nell’antica via voluta da Federico II, chiamata il budello. Una strada pittoresca tra i bassi gaetani del golfo marinaro dove pulsa il cuore della città e le sue tradizioni. Qui, sui banchi del mercato si trovano le eccellenze dell’agricoltura e della cucina locale. A seconda della stagione saranno le spagnolette (i tipici pomodori locali), le olive (un frutto piccolo, a polpa violacea, grasso e succoso, che si presta perfettamente sia alla produzione di olio che di olive in salamoia) o le alici. In ogni stagione vale assolutamente la pena di gustare la tiella di Gaeta, un piatto povero, ma estremamente saporito, le cui origini risalgono all’anno 1000.


4 commenti su “Gaeta: storia, arte, devozione e sapori squisiti”
  1. […] gastronomia locale, spesso a base di pesce, prende molti spunti da quella di Gaeta e talora da quella partenopea. A parte le specialità marinare, sono spesso gustati il coniglio […]

  2. […] a forme di turismo culturale nella provincia di Latina non vanno dimenticati luoghi come la citata Gaeta, il borgo medievale di Sermoneta, il sito storico e naturale di Ninfa, l’importante abbazia di […]

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