Un giorno a Palermo: itinerario tra i fasti seicenteschi

Di , scritto il 09 Novembre 2015

Chiesa del Santissimo Salvatore PalermoPer visitare bene Palermo occorrono almeno cinque giorni. Ma supponiamo che abbiate soltanto una giornata a disposizione, oppure che vogliate fare una visita a tema: i gioielli barocchi della città sono imperdibili. Lo stile seicentesco di questa meravigliosa città della Sicilia si esprime soprattutto all’interno delle chiese, caratterizzate da facciate relativamente semplici, in contrasto con le grandiose decorazioni interne: stucchi, marmi policromi e affreschi che corrono lungo tutte le superfici, dai soffitti alle cappelle. Ecco cinque tappe barocche a nostro avviso imperdibili:

La Chiesa del Gesù: edificata nel 1564 per celebrare il prestigio dei Gesuiti sbarcati in Sicilia ha una facciata alquanto prosaica, ma interni ricchissimi. Riaperta al pubblico nel 2009 dopo un lungo periodo di restauro, questo luogo di culto è ricordato anche ne Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

La Chiesa del Santissimo Salvatore: fu edificata nel IX secolo su un precedente monastero di suore basiliane di origine normanna. La leggenda narra che Costanza d’Altavilla, madre di Federico II, ne fu badessa. Il monastero è legato a Santa Rosalia, patrona di Palermo. Gli elementi di maggiore spicco in questa chiesa sono la particolare cupola ellittica e gli interni riccamente decorati (nella foto).

I quattro canti di Piazza Vigliena: all’intersezione delle due importanti vie corso Vittorio Emanuele e via Maqueda si presenta questa piazza i cui angoli sono decorati da quattro fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni. All’interno di nicchie si trovano le statue delle quattro sante protettrici di Palermo: Cristina, Ninfa, Oliva e Agata (poi soppiantata da Rosalia).

La chiesa di San Domenico: è decisamente una delle migliori espressioni del barocco siciliano, sorta all’inizio del XVII secolo sui resti di una chiesa quattrocentesca. La facciata risale al 1725 ed è suddivisa da tre ordini di colonne e lesene che incorniciano la statua del santo. La chiesa ospita sepolcri di importanti personaggi storici, tra cui Francesco Crispi.

La fontana del Garraffo, della vine del Seicento, fu scolpita da Gioacchino Vitagliano. Il suo nome deriva dall’arabo e significa “grande quantità di acqua”. Le sue tre vasche sono sormontate da una dea dell’abbondanza che cavalca un’aquila in lotta con un’idra.



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