La Patagonia cilena da nord a sud: le tappe più importanti

Di , scritto il 29 Agosto 2011

La Patagonia è stata giustamente definita da qualcuno come il mondo alla fine del mondo. In effetti è la terra degli estremi, un territorio a bassissimo “impatto umano”, dove le foreste del nord lasciano spazio a sconfinate e desolate praterie e a una luce inondante, per poi arrivare alle montagne e ai ghiacciai, fino al punto dove si scontrano gli oceani Atlantico e Pacifico e, passando oltre, si sbarca nella Terra del Fuoco. Ma la Patagonia è una regione dal fascino indescrivibile, con paesaggi che innescano emozioni veramente forti. Una leggenda dice che chi assaggia i frutti violacei del tipico cespuglio spinoso chiamato calafate resta stregato dalla Patagonia e vi farà sempre ritorno. Forse è proprio così. C’è una Patagonia argentina e una cilena. Conviene prenderne una alla volta. Oggi vi portiamo nella striscia lunga e stretta che appartiene al Cile, viaggeremo inizialmente lungo il percorso della Carretera Austral (1000 km da Puerto Montt a Villa O’Higgins). Poi proseguiremo ancora verso sud, fin nella Terra del Fuoco e a Capo Horn, che si trova anch’esso nelle acque territoriali del Cile. Ecco le principali tappe:


Puerto Montt (nella foto qui sopra): situata più o meno all’altezza della famosa stazione montana argentina di Bariloche, è la città di partenza per molte escursioni: a nord di essa si trova una pittoresca regione di laghi e vulcani, ma – soprattutto – dal suo porto partono navi per crociere dirette a Puerto Natales, Laguna San Rafael o fino alla Terra del Fuoco. Noi comunque prenderemo la Carretera Austral che inizia proprio da qui e ci dirigeremo verso sud.

Parque Pumalin: un’area protetta di 300.000 ettari acquistata da un ambientalista e filantropo statunitense per proteggerla dagli attacchi distruttivi della società civilizzata. Il periodo migliore per visitare il parco va da dicembre a marzo: una rete di sentieri porta nel cuore delle foreste; ma sono bellissime anche le escursioni in barca, tra fiordi e leoni marini. Oppure le gite nell’interno del territorio tra profonde valli e vulcani.

Non lontano da Chaitén, capoluogo della provincia di Palena, si trova Puerto Cardenas, nelle cui vicinanze si incontra il Fiume Futaleufu, le cui rapide sono state definite da qualcuno come le più adrenaliche del mondo. Ma qui non soltanto gli appassionati di rafting troveranno pane per i loro denti, poiché vi sono anche ottimi percorsi di trekking e mountain bike.

Coyhaique è la città-cuore della Patagonia cilena, con una società sempre in bilico tra la conservazione di questo ambiente prezioso e le tentazioni del progresso e della speculazione. La vita sociale della cittadina si svolge principalmente nel Café Ricer, vero e proprio ritrovo degli intellettuali che hanno scelto di vivere in Patagonia. Da qui si può tornare un po’ a nord alle terme di Puyuhuapi, che sfruttano le acque calde di questa terra vulcanica. Le montagne nevose dei dintorni non hanno tutte la forma di cono e non tutte sono antichi vulcani, ma sono identiche per il fatto di essere coperte da foresta pluviale con molti pantani e canneti. Più a sud la vegetazione della Patagonia si apre su spazi aperti, molti dei quali in verità creati dai coloni bruciando la selva per creare pascoli e terreni agricoli.


Puerto Rio Tranquillo si trova sulle sponde del Lago General Carrera (nella foto qui sotto), che ha acque così azzurre e baie di un verde smeraldo tale da sembrare paesaggi di mare. Il lago – veramente incantevole – è per metà argentino e per metà cileno. Dopo il Titicaca è il secondo per estensione del Sudamerica. Tra i villaggi costieri da visitare, Puerto Ingeniero Ibañez (per acquistare vasi di ceramica e cuoio) e Puerto Guadal, dove ci si potrà cimentare in un passatempo classico per la Patagonia: la pesca con la mosca.

All’altezza del Lago General Carrera, ma sulla costa del Pacifico, si trova il Parco Nazionale Laguna San Rafael, incentrato sul meraviglioso ghiacciaio San Rafael, una parete alta una cinquantina di metri da cui si staccano, scricchiolando, grandi iceberg. Purtroppo il ghiacciaio si sta sciogliendo rapidamente e potrebbe presto scomparire.

Sempre sulla costa del Pacifico, percorrendo una strada battuta che devia dalla Carretera, arriviamo a Caleta Tortel, un villaggio che fino al 2003 era raggiungibile solo via mare, navigando le rapide del Rio Baker. Qui ci si muove su passerelle di legno e le case sono costruite su palafitte. Intorno, montagne innevate, fiordi e lo splendido paesaggio acquatico della foce del fiume. Quando si è nelle vicinanze si può fare una deviazione per ammirare il massiccio del Fundo San Lorenzo alto ben 3706 metri.

E così arriviamo a Villa O’Higgins, dove finisce la Carretera Austral, da cui si ammira il panorama sul Lago O’Higgins, il più tempestoso dei laghi patagonici.

Proseguiamo per Puerto Edén, un luogo isolato, un tempo frequentato dagli indios canoeros, ovvero i nomadi Kaweshkar che divennero stanziali con l’arrivo dei primi coloni e si abituarono presto alle comodità portate dall’uomo bianco, tra cui l’alcol. Con le sovvenzioni statali iniziò la loro lenta agonia e praticamente la loro estinzione. Qui ci troviamo molto vicini a montagne bellissime, ma molto impegnative per gli alpinisti: il Fitz Roy (3405 metri) e il Cerro Torre (3102 metri), entrambe in territorio argentino.


All’altezza della città argentina di El Calafate siamo ormai nel cuore Campo de Hielo Patagónico Sur, l’enorme distesa di ghiaccio continentale a cavallo tra Cile e Argentina che sbocca sul mare con stupendi ghiacciai (purtroppo tutti a rischio di scioglimento per via del riscaldamento globale), tra cui il famoso Perito Moreno, in territorio argentino. In Cile la principale attrattiva della zona è costituita dal Parco Nazionale Torres del Paine, che costituisce è la meta più classica del turismo nella Patagonia cilena. Prende il nome dalle sue tre “torres”, le aguzze cime (nella foto qui sopra) che costituiscono il vero emblema del parco, e – per estensione – di tutta la regione cilena. Il termine paine significa invece “azzurro” nella lingua Tehuelche. Il Parco nazionale di Torres del Paine contiene al suo interno alcune delle vette più belle di tutto il Sudamerica, ma anche splendide cascate, laghi, valli, ghiacciai e sentieri attrezzati.


Giungiamo quindi nella provincia di Ultima Esperanza, la cui capitale è Puerto Natales. Una zona di grandi tenute, chiamate estancias. Nei pressi di Puerto Natales si estendono la lunga catena montuosa di Sierra Baguales, già in territorio argentino, il nome cui nome è dovuto ai cavalli bradi (baguales) che qui vivono. Questi altipiani rocciosi sono un luogo ideale per cavalcare. Spettacolare il Fiordo Ultima Esperanza, che conduce fino ai ghiacciai Sarrano e Balmaceda. Da non perdere anche Puerto Pratt, un piccolo insediamento lontano da tutto e da tutti proprio sulle coste del fiordo di Ultima Esperanza.

Raggiungiamo poi Punta Arenas, che fu un porto fiorente fino a quando le navi erano obbligate a transitare pericolosamente per lo stretto di Magellano, ovvero prima dell’apertura del canale di Panama. Il passato si legge nei palazzi spagnoleggianti che raccontano le antiche ricchezze e rendono assai palpabile la decadenza storica.

Partendo da Punta Arenas si può visitare in giornata il Parco Nazionale dell’Isla Magdalena, un’isola non più grande di un chilometro quadrato che raccoglie una colonia di ben 120.000 pinguini di Magellano. Uno spettacolo unico nel suo genere, che si può ammirare da ottobre fino a marzo.

Volando con un Piper sopra le acque color grigio acciaio di quel braccio di mare che è lo stretto di Magellano e raggiungere la Terra del Fuoco è un’esperienza indimenticabile. Si vedono paesi di pescatori, villaggi abbandonati con una storia tragica alle spalle, come Puerto del Hambre, centinaia di relitti di imbarcazioni vittime di tempeste, ma anche insediamenti di migliaia di pinguini, colonie di leoni marini e schiere di delfini che nuotano in perfetto ordine.

E’ in territorio argentino le città di Ushuaia, mentre è cilena Puerto Williams, la città più meridionale del mondo.

Da qui si raggiunge finalmente Capo Horn (in castigliano Cabo de Hornos, nella foto qui sotto), che per i marinai rappresenta una vera conquista, l’Everest del mare. Noi ci siamo arrivati via terra, ma per chi naviga doppiarlo significa entrare a far parte di un circolo molto ristretto di persone, i cap-hornier.

Siamo giunti alla meta. Un viaggio in Patagonia tradizionalmente richiede parecchio spirito di adattamento e la consapevolezza che il pericolo fa parte del viaggio. Qualcuno ha detto che l’avventura inizia dove il turismo finisce e questo è sicuramente vero per questi territori. Ma ultimamente è previsto anche il lusso dei nuovi hotel di design (ce ne sono nel Parco di Torres del Paine, sul fiordo di Ultima Esperanza e a Puerto Natales) e delle crociere su navi assai confortevoli.


2 commenti su “La Patagonia cilena da nord a sud: le tappe più importanti”
  1. […] ai Tropici e l’altra al Polo Sud. Tra gli estremi naturali del deserto di Atacama e della Patagonia al sud si trova Santiago, la capitale del Cile, tappa obbligata per qualsiasi itinerario nel paese […]

  2. Viaggio a Viaggio nella Terra del Fuoco ha detto:

    […] Patagonia, terra selvaggia ed isolata, è il sogno di chiunque desideri una vacanza avventurosa, lontano […]


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