Death Valley: il fascino misterioso del deserto meno ospitale della California

Di , scritto il 27 Marzo 2012

Deserto con temperature che d’estate superano i 50° all’ombra, la Death Valley, a cavallo tra California e Nevada, è forse il luogo più inospitale degli Stati Uniti. Solo una piccola parte di questo territorio considerato Monumento Nazionale è costituito da dune di sabbia: per il resto si tratta di rocce dall’aspetto lunare, distese di sale, aride catene montuose, ghost town, cunicoli di miniere abbandonate e poi serpenti a sonagli, scorpioni e ragni velenosi.

Eppure la Valle della Morte attrae migliaia di turisti ogni anno e conta anche un buon numero di residenti entusiasti. La regione deve il suo nome ai cercatori d’oro che, per arrivare in California, tentarono di attraversarla verso la metà dell’800. Molti di loro non ci riuscirono e quelli che invece sopravvissero durante la traversata dovettero sopportare terribili privazioni. Ancora oggi la Death Valley è all’altezza della sua reputazione, con luoghi come Deadman’s Pass, Hell’s Gate, Funeral Mountains, Badwater: con nomi di questo genere ci sarebbe ben poco di allegro da aspettarsi. Si aggiungano le temperature e il sole cocente, che può arrivare a scaldare le rocce e l’asfalto fino a 90° e si capirà perché molte persone vi perdono la vita ogni anno, se non adeguatamente preparate. Eppure, anche questi territori, con i loro colori variegati, le albe e i tramonti suggestivi, sono sufficienti a incuriosire e affascinare.

Gli scorci di maggiore bellezza nella Death Valley sono i seguenti:
* Le dune di sabbia a est di Stovepipe Wells: splendide soprattutto al crepuscolo e al levar del sole.
* Zabriskie Point (nella foto in alto): una zona di onde di rocce stratificate dai vari colori immortalate da Michelangelo Antonioni nell’omonimo famoso lungometraggio.
* Artist’s Crive: una strada che conduce attraverso canyon di formazioni rocciose molto variegate.
* Devil’s Golf Course: su quest’area il terreno della valle è coperto di blocchi di salgemma.
* Dante’s View: da qui si gode di una vista spettacolare sulla valle e la catena montuosa del Panamint.
* Badwater: la maggiore depressione sul territorio degli Stati Uniti (86 metri sotto il livello del mare) e uno specchio di acqua altamente salina.
* Telescope Peak: il punto più alto della Death Valley situato a 3368 metri sul livello del mare.
* Ubehebe Crater: il cratere di un vulcano estinto risalente a circa 1000 anni fa, 722 metri di diametro.
* Le città fantasma di Panamint City e Tombstone, quest’ultima situata vicino a una vecchia miniera d’argento.

Di recente l’interesse di scienziati, giornalisti e curiosi è stato attirato dalle cosiddette “moving rocks” (nella foto qui accanto), massi di argilla che giacciono isolati alla fine di una traccia che si snoda anche per cento metri. Nessuno è ancora riuscito a stabilire se i movimenti delle pietre siano dovute all’azione di venti fortissimi incanalati tra le montagne, oppure alla scivolosità di strati di ghiaccio che si formano nel periodo invernale sulla superficie del terreno argilloso oppure a piogge improvvise. Ma c’è anche chi suppone che potrebbe trattarsi dell’azione di terremoti non registrati o di perturbazioni del campo magnetico. Un altro affascinante mistero in una terra piena di enigmi e di suggestioni.


1 commento su “Death Valley: il fascino misterioso del deserto meno ospitale della California”
  1. […] insieme alle celeberrime università, alle foreste di sequoie e ai paesaggi desertici della Death Valley. Ma, avendo a disposizione un discreto numero di giorni, si può anche dedicare qualche giorno al […]


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