I profumi e i colori di Gibilterra

Di , scritto il 26 Gennaio 2011

Chi si trova nel sud della Spagna e sta esplorando l’Andalusia fa benissimo a riservare una giornata per visitare la rocca di Gibilterra, un luogo unico del suo genere, con un fascino assai particolare. Il promontorio di Gibilterra, che per gli antichi greci e romani era Calpe, una delle leggendarie Colonne d’Ercole, si estende su un fazzoletto di terra: meno di 6 chilometri quadrati. Pur essendo circondata dal territorio spagnolo, in un’ambientazione totalmente mediterranea a un tiro di schioppo dall’Africa, qui si respira un’atmosfera assolutamente britannica: oltre alla lingua parlata dagli abitanti, le facciate delle case, i nomi delle strade, i cartelli stradali, i pub, gli odori che escono dai negozi (i fish and chips, gli hamburger), le uniformi degli scolari, le bandiere Union Jack che garriscono al vento…

Gibilterra fu catturata dalle forze Olandesi e Britanniche nel 1704 e ceduta alla Gran Bretagna con il Trattato di Utrecht nel 1713 in cambio della cessione della Florida alla Spagna. Nel corso dei secoli non ha mai cessato di essere un territorio molto ambito dai potenti per via della sua posizione strategica di entrata sul Mediterraneo e per la sua prossimità con il continente africano. Da qui il generale Eisenhower lanciò l’Operation Torch, ovvero lo sbarco degli Alleati in Nordafrica. Tuttora Gibilterra è considerata a livello militare come una grande portaerei dell’Esercito Britannico.

Gli abitanti di Gibilterra sono prevalentemente di etnia mediterranea (ci sono anche molti genovesi) e non britannica, ma rivendicano fortemente la loro identità e l’appartenenza alla madre patria e rigettano ogni pressione per essere annessi alla Spagna. Per gli stranieri è difficile capire come una comunità di appena 29.000 persone possa possedere un così forte senso di identità nazionale. Nessuno spagnolo tocchi The Rock, come viene familiarmente chiamata!

Come si entra a Gibilterra? Poiché di solito il numero di auto che vogliono entrare nel territorio di Gibilterra è assai  alto, per non rischiare lunghe attese alla frontiera si può lasciare l’auto a La Linea, l’ultima città spagnola prima del confine, passare la frontiera a piedi e salire su un autobus che porta in centro.

Che cosa vedere a Gibilterra?

* La via principale, che si chiama Main Street, nella quale godrete pienamente dell’effetto surreale creato dall’atmosfera britannica che vi abbiamo descritto sopra. Passerete davanti alla cattedrale e al municipio. In una stradina secondaria (Bomb House Lane) si trova il Gibraltar Museum, dove potrete scoprire più cose sulla storia di Gibilterra, dalla preistoria ai giorni nostri.

* Da Main Street si raggiunge facilmente la telecabina che porta sulla cima della rocca (Upper Rock); in alternativa si può prendere un taxi o un autobus. La vista è spettacolare sia durante il percorso che sulla vetta, sulla quale gli scatti fotografici si sprecheranno. Potete anche farvi ritrarre in compagnia di amici animali più o meno simpatici. Stiamo ovviamente parlando dei macachi, le scimmie che qui vivono allo stato brado e sono praticamente ovunque, in un’interazione continua con l’uomo, a volte un po’ importuna, con scippi di cibo e occasionali morsicate a chi le infastidisce.

* Dalla cima della rocca è possibile scendere fino alla stazione intermedia della telecabina, camminare per un paio di chilometri e visitare i Tunnel del Grande Assedio (in inglese Galleries o Great Siege Tunnels), una rete di gallerie scavate nella roccia in cui trovarono rifugio varie centinaia di persone durante l’assedio che durò dal 1779 al 1783 e la St. Michael’s Cave con le sue stalagmiti, spesso usata come auditorium ‘naturale per i concerti’ e la Apes Den, che non è una caverna, ma un angolo della riserva naturale appena discostato dalla strada particolarmente frequentato dalle scimmie.

* Da non perdere il belvedere di Europe Point, su cui sorge il bellissimo faro che vedete qui sotto e da cui si scorge l’estrema punta della Spagna e l’inizio dell’Africa.

* Infine, i Giardini Botanici, aperti nel 1816, un’oasi di pace dove troverete olivi, cembri, palme e flora subtropicale.


2 commenti su “I profumi e i colori di Gibilterra”
  1. […] 25 milioni di case. Le zone più adatte nel bacino del Mediterraneo sono i Dardanelli, lo stretto di Gibilterra e lo stretto di Messina, anche se le correnti del Mare Nostrum non sono certo paragonabili per […]

  2. […] la costa del Mediterraneo da queste parti. O, ancora meglio, una giornata alla Rocca di Gibilterra, dove si respira cultura britannica in un ambiente spagnolo. Un luogo davvero […]


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