Viaggio in Alaska? D’estate, quando l’ultima frontiera è più vivibile

Di , scritto il 20 Luglio 2012

Chi immagina che l’Alaska sia una terra fredda e inospitale in ogni stagione dell’anno, tutta ghiacciai e venti freddi sferzanti come nel romanzo di Jack London Il richiamo della foresta, si sbaglia: nei mesi di luglio e agosto qui si passeggia tra i prati in fiore, tra fiordi, laghi vulcanici, salmoni rossi che risalgono la corrente dei fiumi, orsi che li aspettano con le zampe nell’acqua e gigantesche balene che sbuffano nell’acqua.

Intendiamoci, da queste parti si respira sempre uno “spirito di frontiera”, la vita è molto più avventurosa che in qualsiasi altro stato d’America, così come il reddito pro-capite è tra i più alti degli USA, grazie al benessere derivante dall’industria mineraria, del legno e dalla pesca.

Gli abitanti dell’Alaska si sentono un po’ diversi e decisamente separati dal resto degli americani, che chiamano “the Lower 48”, i 48 stati “inferiori”. Sono più temerari, spartani, previdenti, grandi lavoratori e molto, molto amichevoli con tutti.

L’idea di fare un viaggio in Alaska è entusiasmante, ma – a meno che non si opti per un tour organizzato – non si può certo partire allo sbaraglio: meglio iniziare a pianificare anche un anno prima raccogliendo tutte le informazioni utili per un itinerario che, su un territorio sterminato, tocchi tutte le tappe per noi risultano più interessanti. A nostro avviso un viaggio in Alaska non dovrebbe durare meno di due settimane e prevedere anche giorni dedicati all’esperienza della pesca e al trekking, oltre che alle visite più prettamente turistiche  a luoghi leggendari come le miniere d’oro di Klonfield, il Red Dog Saloon di Juneau (il preferito da Jack London), la città di frontiera di Skagway, i territori degli indiani Tlingit e Haida, famosi per i loro enormi e splendidi totem.

Ovviamente, non può mancare una visita alla città più importante dello stato, Anchorage, un centro pieno di vita in ogni periodo dell’anno. Metropoli moderna ed eclettica in cui ai palazzi moderni si accostano ampie zone verdi come l’Earthquake Park. Molto significativo l’Anchorage Museum of History and Art, ricco degli oggetti di artigianato, soprattutto canestri intrecciati e argento cesellato.

Nel sudovest dello stato, alle pendici del vulcano Katmai si trova lo splendido Parco Nazionale omonimo: qui si possono ripercorrere i sentieri dei cercatori d’oro di fine Ottocento o godersi itinerari più semplici, passeggiando su veri e propri pavimenti di cenere e ghiaccio, fare romantiche gite in canoa all’ombra di montagne coperte da nevi perenni.

Sarà sorprendentemente mediterraneo il paesaggio sulle rive del fiume Naknek: qui si trova anche il minuscolo villaggio di King Salmon che, come dice il suo nome, vive di pesca (non solo salmone ma anche halibut). E’ proprio qui che si assiste alla folle risalita del corso d’acqua da parte dei pesci, da fine giugno alla metà di settembre, durante la quale i salmoni vengono catturati con reti a sacco. Interessante anche lo spettacolo della pesca del kelp, un’alga marina coperta di uova d’aringa, una delle più raffinate specialità dell’Alaska, molto usata anche per il sushi.

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1 commento su “Viaggio in Alaska? D’estate, quando l’ultima frontiera è più vivibile”
  1. […] su cui sta viaggiando un team di operai di un oleodotto cade in una zona dell’Alaska e i pochi non deceduti, guidati da Ottway, si trovano a combattere contro il clima rigidissimo e […]


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