Il Satiro Danzante e altre attrattive di Mazara del Vallo

Di , scritto il 16 Novembre 2011

Sarebbe fin troppo semplice ridurre il potenziale del richiamo turistico di Mazara del Vallo al capolavoro, forse dello scultore greco Prassitele, del Satiro Danzante. Di certo la scoperta casuale di questa opera d’arte da parte di Francesco Adragna e il suo peschereccio “Capitan Ciccio” ha portato enorme lustro alla città, e un incremento dell’afflusso turistico sicuramente inaspettato prima di allora con il conseguente proliferare di strutture ricettive moderne, tra hotel, resort e bed and breakfast a Mazara del Vallo. Eppure la sua storia e il suo patrimonio prescindono dal Satiro Danzante – che, per chi non lo sapesse, è una statua di bronzo del IV secolo a.C. che rappresenta un essere mitologico che si libra verso l’alto, nell’atto di partecipare a un corte orgiastico – e ci raccontano di una città che, come gran parte della Sicilia, affonda le radici nei millenni prima di Cristo.

Gli albori della cività sono riconducibili all’epoca di Selinunte, importante e vicina colonia greca di cui diventa avamposto intorno all’VIII secolo A.C. Parecchi indizi fanno invece risalire l’origine del nome agli insediamenti fenici di due secoli successivi, che resero Mazara un importante emporio e la chiamarono Mazar, ovvero “la rocca”.

La città passa dal controllo di Selinunte a quello di Segesta, dopo che i Cartaginesi distrussero la colonia greca nel 406 a.C. Pochi anni dopo passa sotto il controllo di Siracusa, nel periodo del Tiranno Dionisio, per tornare infine sotto il dominio cartaginese un secolo e mezzo più tardi.

Dopo il passaggio dei Romani e dei Bizantini, Mazara ritrova la fioritura commerciale durante la dominazione araba, un po’ come avvenne in tutta la Sicilia, maturando un importante sviluppo anche sotto l’aspetto letterario e urbanistico. Proprio l’impianto viario è ancora visibile nel centro storico del paese: la matrice islamica è visibile anche nei due quartieri di San Francesco e della Giudecca: tra i vicoli stretti della Casbah è possibile scovare ancora adesso gli antichi cortili con il lavatoio, il pozzo per l’acqua, alcuni alberi di arance e limoni (anch’essi portati qui dagli arabi) che permettono al visitatore di fare un tuffo nel passato e scoprirne tutto il fascino. Tra l’altro, gran parte degli abitanti della Casbah è proprio costituita da immigrati di origine maghrebina che a Mazara lavorano come pescatori, venditori ambulanti o contadini.

Ma l’opera di cristianizzazione dell’isola per mano di Ruggero d’Altavilla non risparmia neppure Mazara. Le vicende al proposito raccontano di un prode cavaliere saraceno, tale Mokarta, che da solo riuscì a tener testa alle armate del Re normanno, divenendo oggetto di canti e racconti popolari; ancor oggi, il nome del condottiero si ritrova nella piazza principale della città, che proprio da lui prende il nome.

La dominazione normanna e l’opera di conversione dall’Islam al cristianesimo fu condotta con l’edificazione di numerose chiese, spesso sulle rovine di precedenti moschee. Tra queste, la meravigliosa Cattedrale, ma anche la chiesa di San Nicolò Regale, San Vito a Mare e la Madonna delle Giummare.

Seguirono, come nel resto di Sicilia, le dominazioni sveva, angioina, aragonese, durante la quale la Sicilia divenne tra le rappresentative più illustri del barocco, fino alla dominazione borbonica precedente l’Unità d’Italia.

Oggi, seguendo inevitabilmente il retaggio delle varie dominazioni, il comune di Mazara del Vallo basa la sua economia principalmente sull’attività portuale e ittica. Il suo porto, che in passato catturo le mire dei popoli dominatori, oggi è uno dei più importanti porti per la pesca in Europa.

Proprio il porto è infatti il cuore pulsante della città; vicino ad esso si trova la chiesa normanna a pianta quadrata di San Nicolò Regale, con la caratteristica cupola centrale detta a “cappella di eunuco”, tipica dell’architettura arabo-normanna.

In piazza Plebiscito invece ci si trova difronte la facciata tardo-barocca di Santo Ignazio; adiacente, l’ex collegio dei Gesuiti, che conserva la maggiore ricchezza nel chiostro, caratterizzato da 24 colonne doriche ancora ben conservate unite da imponenti archi.

Piazza della Repubblica ospita invece la Cattedrale e il Palazzo vescovile, tra gli edifici più belli della città. La Cattedrale, originariamente una moschea, fu inizialmente costruita da Ruggero ma successivamente rimaneggiata acquistando forme barocche nel XVII secolo, con capolavori gagineschi di grande pregio. Nella facciata, terminata nei primi del ‘900, è ancora ben visibile un bassorilievo cinquecentesco con una rappresentazione equestre del Re normanno rivolto verso il Nordafrica, come a minacciare una nuova cacciata per chi tentasse di invadere di nuovo la città.

Piazza Mokarta, come detto, è anche il centro commerciale del paese. Al centro, i resti del castello normanno fatto erigere in difesa dei saraceni, di cui rimane oggi solo un arco.

Tra le altre attività centrali nell’economia mazarese, vi è quella vitivinicola. Mazara fa parte infatti dell’Associazione Nazionale Città del Vino, insieme ad altri centri come Marsala, Pachino, Castiglione di Sicilia, Salemi e così via. Anche in questo ambito, Mazara tiene alto il nome della tradizione sicula, raggiungendo l’eccellenza, oltre che nel vino, nella gastronomia in generale. Ciò ovviamente favorisce la crescita del concetto di agriturismo in Sicilia, che qui trova terreno assai fertile e non solo metaforicamente. Molti antichi casali e bagli storici hanno subito ristrutturazioni conservative divenendo strutture rurali di grande richiamo.

Francesco



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