La conoscenza della lingua inglese: tra necessità e “tabù”?

Di , scritto il 08 Maggio 2012

Qualsiasi sia la nostra scelta professionale, una buona conoscenza dell’inglese è uno dei requisiti richiesti per poter accedere al mondo del lavoro che, data la crescita lenta e l’incapacità di creare nuova occupazione, risulta essere sempre più competitivo. Oltre a motivazione, lealtà, flessibilità e un ricco bagaglio di esperienze, la conoscenza delle lingue è uno degli aspetti determinanti ai fini della selezione. Mentre in passato costituiva un valore aggiunto, un “di più” non indispensabile seppur ricercato, oggi non si può proprio prescindere dall’ottima conoscenza della lingua inglese.

Si tratta di un dato talmente assodato che sempre più spesso è necessaria anche una seconda e persino una terza lingua straniera.
Non c’è quindi da stupirsi se nel bel mezzo di un colloquio di lavoro, si è sorpresi da improvvise domande in inglese che spesso lasciano – è proprio il caso di dirlo – “senza parole”.

Sono sempre più frequenti, inoltre, sia in ambito pubblico che privato, situazioni in cui l’inglese è considerato lingua di lavoro. Paper, presentazioni, interviste telefoniche, stesura di progetti sono solo alcuni esempi e anche quando si sceglie l’italiano, la lingua di Shakespeare funge da presupposto per una maggiore disseminazione di quanto è stato prodotto.

E nemmeno è possibile ricorrere alla convinzione/giustificazione secondo cui l’apprendimento di una lingua costituisce per gli adulti un problema. In tanti Paesi, specie del nord Europa, la seconda lingua è prerogativa non solo dei giovani, ma anche di adulti e anziani che raramente non sono in grado di affrontare conversazioni in inglese. In quelle realtà l’apprendimento della lingua avviene in modo spontaneo, spesso inconsapevole attraverso la musica e il cinema. I film, trasmessi in lingua originale, sono più efficaci di qualsiasi libro o insegnante. In molti altri Paesi, però, alla domanda “Do you speak English?” si resta ancora pietrificati. Le numerose lezioni di inglese, che ci perseguitano sin dai primi anni di scuola, sembrano sortire l’effetto opposto. Tante regole da memorizzare e poca conversazione. E anche quando si apprende molto a scuola, il rischio di dimenticare tutto è sempre sentito. Al di là delle attività scolastiche, l’inglese è solo un optional.

Quando però da adulti si è costretti a riconsideralo, per motivi di lavoro, l’unica via d’uscita è rappresentata dai  corsi di inglese all’estero che possono rivelarsi utili sia per lo studente che per il professionista.
La scelta dell’opzione migliore non è però immediata: tanti sono i dubbi e le preoccupazioni, specie se occorre colmare il gap in tempi brevi. E si è ulteriormente confusi da un’offerta che si arricchisce ogni anno. Sui motori di ricerca alle parole vacanze studio Inghilterra corrispondono, infatti, numerose offerte: dalla host family al lavoro alla pari.

Ma quale soluzione considerare per ottenere risultati soddisfacenti e in tempi ragionevoli?
Più che sulla scelta occorrerebbe focalizzarsi sull’attitudine, sul come si intende affrontare un’esperienza che deve necessariamente essere accompagnata dalla totale apertura verso lo stile di vita, la cultura del posto dove si intende soggiornare.
Un primo passo da compiere, a tal proposito, è dato dalla necessità di evitare persone che parlino la nostra stessa lingua. Secondo step: accantonare stereotipi e cliché per vivere la nostra permanenza all’estero come un’opportunità e non temere, bensì sperimentare tutto ciò che è tipico. E in Gran Bretagna il concetto di tipicità è associato a quello di diversità, di multiculturalità che costituisce uno dei suoi tratti distintivi, nonché tra i più apprezzati.

L’Inghilterra di oggi, come gran parte dei Paesi europei, è un posto in cui Occidente e Oriente, Nord e Sud convivono, si confondono, si influenzano a vicenda. Una nota dolente è tuttavia costituita dal clima: bisogna evitare di essere meteoropatici; in fondo anche la pioggia andrebbe considerata come un aspetto culturale poiché è tra gli argomenti più presenti nelle conversazioni tra native English speaker.

Infine, qualsiasi sia il livello di inglese raggiunto, una vacanza-studio è pur sempre proficua, soprattutto in termini di nuove relazioni che si possono instaurare. Inoltre, in sede di colloquio, potremmo quanto meno vantare un’esperienza in più.

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