Consigli per un viaggio in auto nell’Outback australiano

Di , scritto il 04 Gennaio 2013

L’outback è il cuore selvaggio dello stato/continente australiano, praticamente disabitato, occupato per gran parte da un deserto di dune di sabbia marrone da percorrere come montagne russe, dove si levano turbini di polvere chiamati dagli australiani col simpatico nome di willy-willy.

Il periodo migliore per un’esperienza on the road come questo sono i mesi che per l’emisfero sud sono “invernali”, poiché da dicembre a febbraio il caldo è francamente insopportabile, così come lo sono le mosche. I più consigliabili in assoluto sono maggio e settembre.

L’ideale per affrontare un viaggio di questo tipo è affidarsi a una guida di quelle chiamate Aussie Specialist (sono segnalate sul sito www.australia.com), ma per chi vuole fare da sé è importante noleggiare un’auto con trazione integrale, perché bastano pochissime precipitazioni per rendere assolutamente impraticabili le strade e le piste sterrate. Essenziale anche fare frequenti rifornimenti di acqua e carburante e portare con sé il sacco a pelo per affrontare un’eventuale notte sotto le stelle.

L’outback è attraversato da una strada di oltre 2700 km, la Stuart Highway, che va da Darwin sulla costa nord, fino a Port Augusta, sulla Grande Baia. L’outback fu un territorio in cui nell’Ottocento si scatenò la corsa all’argento e a quei tempi fu relativamente frequentato, mentre ora vi rimangono solo pochi agglomerati urbani alcuni dei quali non superano la decina di abitanti. Sono però luoghi molto amati da artisti, hippy ed eccentrici di ogni tipo e in cui si trova un cameratismo sorprendente verso i visitatori. Attenzione però, sappiate bene che cosa vi aspetta: qui si mangiano bistecche di canguro, di cammello e salsicce di emù!

Ecco uno degli itinerari possibili partendo da Sud, non troppo lontano dalla bella città di Adelaide per arrivare fino alla più civilizzata Alice Springs, nel cuore del paese:
* La prima tappa sarà a Broken Hill, ex cittadina mineraria nel sud del paese dal passato sfarzoso ma oggi ridotta a un modesto villaggio dalle strade curiosamente intitolate ai minerali; possiede però una trentina di gallerie d’arte e un parco internazionale di sculture.
* Tocchiamo poi Silverton, altra città fantasma, sempre con un passato minerario. Qui vivono soltanto artisti che espongono le loro grandi opere per strada, ad esempio sotto forma di di vecchie auto e altre icone psichedeliche.
* Proseguiamo poi per Tibooburra, sempre nel New South Wales, dove si trovano perfino due benzinai, una ferramenta, un cinema all’aperto con ben otto posti a sedere e un piccolo hotel le cui pareti sono dipinte con un murale di Clifton Pugh, famoso artista australiano.
* E’ poi la volta di Maree, un avamposto fondato verso il 1870 da cammellieri afgani che si occupavano dei trasporti pubblici dell’epoca. Oggi vi vivono poche centinaia degli abitanti, molti discendono dagli afgani, altri sono aborigeni.
* A William Creek si trova un campo di aviazione, un museo, una specie di campo da golf e una decina di abitanti.
* Penultima tappa a Oodnadatta, raggiungendo la quale si incrociano le spettacolari Painted Hills (nella foto) e Lake Eyre, considerato il “mare interno” dell’Outback, un lago lungo ben 160 km che però è secco in media per 7 anni su 8 – e anche quando è in piena non raggiunge il metro di profondità.

Arriviamo infine ad Alice Springs, nel cuore dell’Australia. Una città che dopo tanto deserto sembra il luogo più confortevole del mondo ed è già civiltà allo stato puro. Inoltre, è la base ideale per partire alla volta di Ayers Rock, che dista solo 450 chilometri in direzione sudovest.



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