Irsina: la terra dei pizzicantari in Basilicata

Di , scritto il 21 Maggio 2021
Irsina

Grazie all’interesse internazionale rivolto a Matera, negli ultimi anni, anche Irsina ha iniziato a godere di un certo richiamo di pubblico. È uno dei paesi più antichi della Basilicata, un tempo chiamato Montepeloso, precisamente fino al 1895. Venne invaso e distrutto dai Saraceni nell’anno 1000 prima di diventare una roccaforte normanna come Matera.

Le bellezze di Irsina

Il centro storico sorge su uno sperone roccioso circondato da contrafforti che ripercorrono idealmente l’antico tracciato delle mura medievali. Gli irsinesi scavarono questa rocca per secoli, trasformandola dapprima in semplice riparo e poi in dimore per le proprie famiglie. La più bella e meglio conservata è la casa grotta Barbaro: ricavata dentro due spelonche rocciose si sviluppa su due livelli.

All’interno della Cattedrale di Santa Maria Assunta si trova la statua policroma di Santa Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Oltre alla cripta romanica e al campanile, perfettamente conservati, la facciata si sviluppa in forme barocche napoletane con al centro un portale decorato. Tra le opere d’arte, al suo interno, si trova il fonte battesimale in marmo rosso e il Crocifisso ligneo della scuola del Donatello – entrambi del 1454.

Anche la duecentesca chiesa del Convento di San Francesco (ex Castello di Federico II), venne restaurata in forme barocche nel XVIII secolo. Al suo interno si trovano gli affreschi umbro-senesi che adornano la cripta, un crocifisso ligneo e una statua di San Vito. Oggi, il castello, ospita il Museo Civico, con la collezione archeologica donata alla città dallo storico irsinese Michele Janora. Tra i reperti più interessanti segnaliamo il cratere a figure rosse raffigurante la lotta tra Bellerofonte e la Chimera del IV secolo a.C.

Una tradizione di questo borgo è il gioco del P’zz’cantò ovvero il gioco della torre umana. Ogni anno, a fine maggio, durante la festa della Pietà, per le strade di Irina gruppi di tredici persone, chiamati pizzicantari, formano torri di tre piani salendosi con i piedi sulle spalle a vicenda. Una volta formata, la torre, sfila per le vie del borgo, girando su se stessa, mentre i pizzicanti si danno il ritmo cantando filastrocche in dialetto cercando di non perdere l’equilibrio.



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