Campobasso: una delle perle del Matese

Di , scritto il 02 Dicembre 2020

Il massiccio del Matese segna il confine tra due Molise e Campania e si estende su ben quattro province (Campobasso, Isernia, Caserta e Benevento). L’area è davvero suggestiva, in special modo il suo vasto Parco Naturale, ricco di boschi rigogliosi, specchi d’acqua che su cui si riflettono le alte cime delle montagne e numerosi sentieri su cui inerpicarsi per scoprire un panorama incontaminato. Partiamo allora per un viaggio alla ricerca delle bellezze del Matese, nel cuore dell’antica regione del Sannio. Di Isernia, Caserta e Benevento abbiamo già parlato sulle nostre pagine. Oggi vi portiamo a Campobasso, splendida città situata a oltre 700 metri sul livello del mare. Lontana dai circuiti turistici di massa, in realtà lascia nel visitatore una forte sensazione di stupore. Di certo ha qualcosa di fuori dal comune, quasi tagliata in due com’è tra il Monte Sant’Antonio e la città nuova posta ai suoi piedi.

Nell’antichità nella zona si trovavano numerosi insediamenti agricoli sannitici. La città fu però fondata dai longobardi verso il IX secolo d.C. e nel resto del Medioevo fu in seguito sottoposta soprattutto all’egemonia normanna, che ne fece un importante centro della regione. Seguirono poi come dominatori gli Angoini nel Quattrocento e gli Aragonesi. In questo periodo Campobasso divenne assai fiorente grazie al rinvigorimento dei traffici sui tratturi e alla costruzione di possenti edifici in pietra. Nel Cinquecento si successero varie signorie, la più importante delle quali fu quella dei Gonzaga, che riorganizzò profondamente la città dal punto di vista urbano. Nell’Ottocento vi regnarono prevalentemente i Borboni e fu in questo periodo che, in seguito al tremendo terremoto del 1805 si sviluppò la parte nuova della città nella pianura, sulle cosiddette “campère” (precedentemente occupate da campi coltivati e boschi).

Che cosa vedere a Campobasso?

A dire il vero c’è solo l’imbarazzo della scelta, poiché il centro storico include le più svariate testimonianze delle diverse epoche della città. Noi vi suggeriamo quanto meno le seguenti tappe:

Il Castello Monforte, del Quattrocento, vero emblema della città intorno al quale ruota tutto l’insediamento urbano. Sorge a 790 m s.l.m. ed è circondato dal parco della Via Matris. Non è soltanto un bellissimo complesso, ma anche un luogo dai cui terrazzamenti si goda di un panorama straordinario. Davanti al castello si trova il Santuario di Santa Maria del Monte, del Trecento. Il castello è raggiungibile dalla stazione di Campobasso con una camminata di circa 20 minuti o con autobus.

La chiesa di San Giorgio risale al periodo normanno. Sorta sulle rovine di un tempio pagano, è un’architettura romanica dalle linee essenziali dedicata al santo che secondo le leggende più di una volta salvò Campobasso da insidie e sciagure, inclusa la peste, guadagnandosi il titolo di patrono della città.

La chiesa di San Leonardo, in uno stile misto gotico-romanico visibile soprattutto nel portale.

La cattedrale della Santissima Trinità – Edificata nel 1504, fu danneggiata seriamente dal terremoto del 1805, e poi ristrutturata interamente in stile neoclassico come si presenta oggi. È il luogo di culto più importante della città, nelle sue tre navate si trovano notevole affreschi, finestre policrome e una fonte battesimale in granito del Settecento.

Il Museo Sannitico: situato in pieno centro città, espone degli antichi reperti ritrovati nella zona del Sannio. L’esposizione museale è organizzata in cinque sezioni organizzate secondo un criterio cronologico e tematico.

Il palazzo Pistilli è un residenza signorile di fine Settecento. Ospita una collezione privata su due piani, con quasi 200 opere risalenti a tre secoli diversi presentate in ordine cronologico e in un ambiente curato ed elegante.

Terminiamo con una visita alla Villa de Capoa, uno splendido parco comunale che si affaccia su piazza Savoia, ideale per una passeggiata all’insegna del relax tra cedri del Libano, cipressi, abeti rossi e tigli affacciati su viali ornati da statue e panchine in marmo. Nel cuore del parco si trova la villa settecentesca che l’ultima proprietaria, la contessa de Capoa, ha donato alla città.



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